In sintesi: a settembre 2026 sono stati scoperti due siti fasulli di Tribunali italiani inesistenti (Faenza e Cesena), costruiti anche con l’intelligenza artificiale generativa e usati per una truffa sulle finte aste giudiziarie da 15.000 euro a testa. Non è una notizia che riguarda solo chi cerca un Tribunale: è la dimostrazione pratica di quanto sia diventato economico clonare l’identità digitale di un ente o di un’azienda. Il punto vero dell’articolo non è il fatto di cronaca, è cosa possiamo impararne per proteggere la nostra attività.
Il fatto, in breve
A settembre 2026 la Polizia di Stato ha sequestrato un sito che si presentava come il portale ufficiale del “Tribunale di Faenza”, ufficio giudiziario che non esiste. Il sito riproduceva grafica, struttura e linguaggio tipici dei portali della Giustizia, e secondo gli accertamenti per costruirlo sarebbero stati usati anche strumenti di intelligenza artificiale generativa. La Procura di Bologna ne ha disposto il sequestro preventivo il 25 settembre 2026 (fonti: Il Resto del Carlino, Corriere Romagna). Nei giorni successivi la vicenda era stata segnalata anche su alcuni social come X.
Un’inchiesta di Today.it ha poi trovato un secondo sito, gemello del primo, dedicato al “Tribunale di Cesena” (anche questo un ufficio che non esiste più dal 2013). Riportiamo il dominio solo come testo, senza collegamento, per non generare traffico verso il sito: tribunaledicesena.it.
Il meccanismo era semplice e ben congegnato: false aste giudiziarie per appartamenti a Roma e Milano, con richiesta di un documento d’identità e di una “cauzione” di 15.000 euro da versare su un conto in Lituania (i cari vecchi conti Revolut della prima ora, probabilmente). Il presunto notaio che avrebbe dovuto gestire la procedura non risulta nell’elenco ufficiale dei notai, e i materiali usati per descrivere i due immobili (foto, testi) erano in gran parte riciclati da un caso all’altro.
Aggiornamento ottobre 2026: anche il falso sito del “Tribunale di Cesena”, che nei giorni successivi alla scoperta mostrava soltanto una pagina bianca, risulta ora sottoposto a sequestro. I due portali fasulli di Faenza e Cesena risultano quindi entrambi non più operativi.

La homepage del sito fasullo del “Tribunale di Cesena”, individuato a settembre 2026: la grafica riproduce quella dei portali ufficiali della Giustizia, ma quel Tribunale non esiste dal 2013.
Fin qui la cronaca. Il punto interessante per noi comincia adesso.
Perché riguarda anche noi, anche se non abbiamo niente a che fare con i Tribunali
Il meccanismo usato in questo caso, sito clonato + identità istituzionale rubata + intelligenza artificiale per rendere tutto credibile in fretta, non è specifico della giustizia. È lo stesso schema con cui, ogni giorno, vengono colpite piccole e medie imprese italiane:
- un dominio quasi identico al tuo (con un trattino, un’estensione diversa, una lettera cambiata) usato per intercettare clienti confusi;
- una copia del tuo sito, spesso realizzata in poche ore con strumenti di IA, usata per raccogliere dati o pagamenti a tuo nome;
- una fattura falsa, apparentemente identica alle tue, con un IBAN diverso da quello reale, inviata a un cliente che sta aspettando di pagarti;
- un’email che sembra arrivare da un tuo fornitore abituale, ma con un dominio leggermente diverso, che chiede di cambiare l’IBAN per il prossimo pagamento.
La lezione del caso Faenza-Cesena non è “attenzione ai finti Tribunali”. Dobbiamo tutti iniziare a capire e ad accettare che oggi costruire un’identità digitale credibile, sito, documenti, comunicazioni coerenti, costa pochissimo e richiede pochissimo tempo. Prima serviva competenza tecnica e ore di lavoro manuale. Oggi bastano un dominio da 10 euro, un certificato SSL gratuito e un modello linguistico a cui chiedere testi plausibili.
Non è più solo un problema per chi ha molto da perdere. È un problema per chiunque abbia un nome riconoscibile e dei clienti abituati a fidarsi.
Come si verifica se un sito è davvero quello che dice di essere
Il principio che vale per un Tribunale vale per qualsiasi ente o azienda: prima verifichiamo che il soggetto esista attraverso una fonte indipendente, poi ci fidiamo del sito, non il contrario.
Per gli uffici giudiziari, gli strumenti ufficiali sono questi:
- Giustizia Map, il motore di ricerca ufficiale del Ministero della Giustizia per verificare se un ufficio giudiziario esiste davvero e quali sono i suoi contatti;
- IPA, l’indice ufficiale dei domicili digitali e delle PEC delle Pubbliche Amministrazioni: una PEC scritta nel footer di un sito non vale nulla se non compare qui;
- il Portale delle Vendite Pubbliche, per verificare qualsiasi presunta asta giudiziaria prima di partecipare;
- Trova Notaio, per verificare se un notaio o uno studio citato in un documento risulta davvero iscritto all’albo (nel caso Cesena, questo unico controllo avrebbe smascherato la truffa).
E due promemoria generali, validi per qualsiasi sito, non solo per i Tribunali:
Comparire su Google non è una garanzia. Un motore di ricerca indicizza una pagina perché è pubblicamente raggiungibile, non perché ha verificato chi c’è dietro.
HTTPS non certifica un’identità. Il certificato più comune ed economico (Domain Validation) verifica solo che chi lo richiede controlli quel dominio, non chi sia realmente. Un sito completamente falso può avere lucchetto verde, connessione cifrata e tutto l’aspetto della sicurezza, restando comunque il sito sbagliato.
Cosa puoi fare concretamente per la tua attività
Tornando al punto che conta davvero: se qualcuno decidesse di clonare il sito o l’identità della tua azienda, quanto tempo passerebbe prima che tu te ne accorga? E i tuoi clienti, saprebbero riconoscere la differenza?
Alcune cose concrete che ha senso avere già pronte, prima che serva:
- Monitoraggio dei domini simili al tuo. Esistono strumenti che segnalano quando viene registrato un dominio molto simile al tuo o quando viene emesso un certificato SSL per un dominio sospetto (tramite i log pubblici di Certificate Transparency). Prima lo sai, prima puoi reagire.
- Una procedura chiara per i pagamenti. Se un cliente o un fornitore comunica un cambio di IBAN via email, la regola dovrebbe essere: si verifica sempre con una telefonata al numero che già conoscevi, mai rispondendo alla stessa email o chiamando un numero indicato nel messaggio sospetto.
- Un modo per i tuoi clienti di segnalarti un dubbio. Se qualcuno riceve una comunicazione strana “a tuo nome”, deve sapere come verificarla con te in due minuti, non deve doverci pensare da solo.
- Sapere già cosa fare se succede. Chi contatti, cosa comunichi ai clienti, come richiedi la rimozione di un sito clone: pensarci a mente fredda prima è molto diverso dal farlo mentre il problema è già in corso.
Se vuoi capire dove la tua attività è davvero esposta e cosa ha senso fare per il tuo caso specifico, possiamo parlarne insieme.
Domande frequenti
Come faccio a sapere se un ente pubblico (un Tribunale, un ufficio) esiste davvero?
Parti sempre da una fonte ufficiale indipendente dal sito che stai verificando. Per i Tribunali italiani, usa Giustizia Map del Ministero della Giustizia.
HTTPS e il lucchetto nel browser significano che un sito è sicuro e autentico?
No. Garantiscono solo che la comunicazione sia cifrata, non che il sito appartenga davvero a chi dice di essere. Un sito completamente falso può avere un certificato HTTPS valido.
Come verifico se un notaio o uno studio notarile citato in un documento esiste davvero?
Con lo strumento ufficiale Trova Notaio del Consiglio Nazionale del Notariato.
Ho già fornito dati personali o ho pagato qualcosa su un sito che sospetto sia falso: cosa faccio?
Conserva ogni prova (screenshot, email, ricevute) e segnala il fatto alla Polizia Postale su commissariatodips.it. Se hai fatto un bonifico, contatta subito la tua banca: prima segnali, più probabilità ci sono di bloccare o recuperare il pagamento.
Fonti esterne citate e verificate:
- Il Resto del Carlino — Sito truffa del Tribunale creato con l’intelligenza artificiale
- Corriere Romagna — Faenza, creano un falso sito del Tribunale con l’intelligenza artificiale
- Today.it — “Pagate 15.000 euro”: i siti fasulli dei tribunali che non esistono con aste giudiziarie fake
- Ministero della Giustizia — Giustizia Map
- AgID — IPA, Indice dei domicili digitali delle Pubbliche Amministrazioni
- Ministero della Giustizia — Portale delle Vendite Pubbliche
- Consiglio Nazionale del Notariato — Trova Notaio
- Google — Certificate Transparency FAQ
- Polizia di Stato — Commissariato di P.S. online
- Fact-checking.it — Il sito del Tribunale di Cesena (che non esiste): phishing in danno delle istituzioni





